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Chiesa di San Felice

Tempo di lettura: 4 minuti e 24 Secondi

29 gennaio 2026

L'Umbria è una regione dove ogni pietra sembra avere una storia da raccontare, dove i borghi fortificati custodiscono gelosamente le proprie radici. Al centro di questo panorama ricco di suggestioni si trova Massa Martana, un luogo che ha saputo mantenere intatto il fascino del suo passato. È proprio nel cuore pulsante di questo borgo, nella sua piazza principale che ancora oggi conserva le fiere caratteristiche del centro fortificato, che si erge un monumento che non è solo un edificio di culto, ma l'anima stessa della comunità: la Chiesa di San Felice.

Una leggenda di fede e coraggio

Per comprendere l'importanza di questa chiesa, bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino all'epoca della Civitas Martana, l'antico insediamento romano. È qui che affondano le radici della leggenda di San Felice, vescovo e martire a cui l'edificio è dedicato.

La tradizione narra che Felice visse e predicò proprio in questa zona durante un periodo oscuro per i cristiani, durante il governo degli imperatori Diocleziano e Massimiano. La loro volontà di reprimere la diffusione della nuova fede portò all'invio del prefetto Tarquinio nella Civitas Martana. La storia ci racconta di un confronto drammatico, dove Tarquinio, individuo Felice, lo fece interrogare e tentò in ogni modo di spingerlo all'apostasia, ovvero al ripudio della propria fede.

Di fronte all'irremovibile rifiuto del vescovo, la furia del prefetto si scatenò, Felice fu condannato a un supplizio atroce, essere bruciato vivo su una graticola. Ma è qui che la storia si tinge di miracolo. La leggenda vuole che Felice uscì completamente indenne dalle fiamme e dal calore del metallo. Di fronte a tale prodigio, che non bastò tuttavia a placare la ferocia dei persecutori, si decise per una soluzione definitiva, la decapitazione.

La narrazione prosegue con un atto di estrema devozione da parte della comunità cristiana dell'epoca, che con il favore delle tenebre, riuscirono a trafugare il corpo del martire, sottraendolo alla profanazione, e lo seppellirono in un luogo specifico. È proprio su quel terreno sacro, testimone della prima devozione, che oggi sorge la chiesa a lui dedicata, trasformando il sito in un eterno monumento alla memoria del Patrono.

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Un monumento alla resilienza

Quella che ammiriamo oggi non è semplicemente una chiesa antica, ma un edificio che ha saputo risorgere più volte, diventando un simbolo di resistenza per Massa Martana. 

L'attuale struttura è infatti il risultato di molteplici rifacimenti e restauri avvenuti nel corso dei secoli. La chiesa è databile tra il XV e il XVI secolo, ma la sua storia recente porta le cicatrici del Novecento, l'ultimo importante intervento di restauro si rese necessario in seguito alle devastazioni causate da un bombardamento aereo durante la Seconda Guerra Mondiale e al sisma del 1997.

Avvicinandosi all'edificio dalla piazza, si viene accolti da una facciata solida e austera, costruita con blocchi di pietra squadrata. La superficie è ripartita in quattro grandi riquadri che guidano lo sguardo verso l'alto, dove la struttura si conclude con un cornicione e una finta balaustra, da questa si eleva un elemento distintivo di Massa Martana, il campanile barocco, eretto nel 1637. La campana è stata creata attraverso la tecnica della fusione da Giovanni Andrea Brunetti di S. Severino, la si può ricondurre al 1605 ed reca la scritta in latino “MENTEM SANCTAM SPONTANEAM HONOREM DEO ET PATRIAE LIBERATIONEM”, traducibile in: Mente santa, spontanea, onore a Dio e alla liberazione della patria.

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I tesori d'arte custoditi all'interno

L'interno della Chiesa di San Felice si rivela ampio e maestoso, articolato in una sola navata coperta da una grande volta a botte che corre lungo cinque campate. L'architettura è formata da una serie di arcate che scandiscono le pareti, sorrette da robusti pilastri e sottarchi poggianti su paraste tuscaniche, conferisce un senso di solida animazione a tutto l'edificio. Lo sguardo viene naturalmente guidato verso il presbiterio, rialzato di tre gradini e introdotto da un arco trionfale, che si conclude in un’abside quadrata, cuore liturgico della chiesa.

La Chiesa di San Felice non è solo architettura, ma uno scrigno di opere d'arte che attraversano i secoli, dal Quattrocento fino al Novecento. Sulla parete di fondo, a sinistra dell’entrata, due grandi nicchie custodiscono la memoria pittorica dell'antica chiesa, qui si trova una scena che raffigura la Crocifissione databile al  XVI secolo; ed la scena della Madonna in trono col Bambino tra San Rocco e Sant’Ambrogio, opera di scuola umbra del XV secolo.

Proseguendo lungo la navata sinistra, nella prima nicchia si trova la statua di San Felice risalente al XV secolo, testimonianza dell'antica devozione verso il patrono. La nicchia successiva ospita un confessionale e una tela minore. Andando avanti si incontra un altro capolavoro, una pregevole statua cinquecentesca di San Giovanni Battista. Poco oltre, dopo una cappella, a sinistra del presbiterio, trova spazio il Battistero.

Il punto focale della navata è l'altare maggiore, un vero spettacolo di gusto barocco, arricchito da imponenti sculture lignee, funge da cornice scenografica per la tela del pittore Giacinto Boccanera da Leonessa, datata 1723. L'opera raffigura la Madonna che regge l’ostensorio, circondata da una corte celeste composta dal Beato Ruggero, San Felice, Santa Rita e San Pio V.

Spostando lo sguardo a destra dell’altare, si trova un organo realizzato nel 2004, mentre nella cappella successiva si può ammirare un intenso Crocifisso ligneo seicentesco.

Ma la chiesa custodisce un ultimo, inestimabile tesoro, si tratta della Santa Spina, una reliquia che la tradizione vuole tolta dalla corona di Cristo. Donata dal cardinale di Sans e proveniente dalla prestigiosa Cappella Reale di Parigi.

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L'importanza per i fedeli e per la città

La Chiesa di San Felice è un luogo vivo. La sua importanza per i fedeli risiede proprio in quella continuità storica che lega l'odierna comunità ai primi cristiani che, sfidando la notte e il pericolo, seppellirono qui il corpo del loro vescovo martire. Per la città di Massa Martana, questo edificio rappresenta un punto fermo. Situata nella piazza principale, la chiesa ha visto scorrere la vita del borgo per secoli, dalle processioni antiche ai giorni terribili del bombardamento aereo della Seconda Guerra Mondiale, fino alla rinascita post-bellica. La presenza del campanile del 1637, voluto da un cardinale influente come Barberini, sottolinea inoltre come Massa Martana non fosse un centro isolato, ma inserito nelle dinamiche culturali e religiose più ampie del suo tempo. È il simbolo dell'identità martana, radicata nella storia romana, forgiata nella fede e capace di ricostruirsi sempre.


Perché visitare Massa Martana?

Visitare la Chiesa di San Felice è l'occasione perfetta per scoprire Massa Martana nel suo complesso. La cittadina offre un'esperienza di viaggio autentica, lontana dalle rotte del turismo di massa. 

Passeggiare nella sua piazza principale significa immergersi in un'atmosfera d'altri tempi, dove le caratteristiche del centro fortificato sono ancora ben visibili e raccontano di un passato in cui la difesa della comunità era vitale. 

In conclusione, la Chiesa di San Felice è la chiave di lettura per comprendere l'anima di un borgo che, tra mura fortificate e orizzonti aperti, continua a custodire la sua bellezza con orgoglio.

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